L'immondizia diventa oro con un social network

Tom Szaky è il fondatore di TerraCycle, il social network dei rifiuti. Retribuisce i propri iscritti al fine di ottenere spazzatura per trasformarla in prodotti utili.
 
DOMANDA. Com’è è nato TerraCycle (www.terracycle.net)?
RISPOSTA. «A Princeton rimasi colpito da quanti rifiuti venivano prodotti (carta, bottiglie di plastica, alimenti) e ho iniziato a pensare a come poter utilizzare quegli scarti per costruire prodotti. La mia idea era quella di pagare qualcuno per avere i rifiuti ottenendo i soldi vendendo il prodotto finito. Pochi mesi dopo questa idea andai a Montreal a trovare degli amici e vidi che usavano gli escrementi dei lombrichi per concimare. Tornato a scuola ho pensato di creare un business. Facevo mangiare i rifiuti della caffetteria ai lombrichi e ho usato i loro escrementi per produrre un concime organico in bottiglia. Dopo quell’esperimento abbiamo iniziato a sviluppare nuovi prodotti partendo dai rifiuti, oggi ne produciamo oltre 1.500».
 

 

D. Nel 2006 è stato eletto miglior amministratore delegato dell’anno under 30, battendo Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook.
R. «Una bella soddisfazione. Conosco Mark, ci siamo incontrati un paio di volte, è davvero una gran persona e imprenditore brillante».D. TerraCycle ha 13 milioni di scritti divisi in “brigate”, squadre che si adoperano per reperire la spazzatura. Come funziona una brigata?
 
R. «Partecipare è semplice e gratuito. Qualsiasi individuo o associazione può iscriversi (per esempio una scuola, un’organizzazione noN profit che magari ha bisogno di fondi). Una volta registrati al sito si sceglie il tipo di rifiuto che si intende raccogliere e si inizia a reperire il materiale, dipende dal prodotto, si va da un minimo di 5 pezzi ad un massimo di 500 pezzi. Una volta raggiunta la quantità si scarica un modulo, si compila e si spediscono i rifiuti, paghiamo noi il trasporto. Ogni sei mesi (a giugno e dicembre) paghiamo per i rifiuti ricevuti, di solito 0,02 cent di dollaro per pezzo. Nel 2010 abbiamo erogato 1,5 milioni di dollari solo negli Stati Uniti».
 
D. Con quale criterio scegliete la spazzatura?
R. «TerraCycle si concentra sui rifiuti non riciclabili, quindi per esempio imballaggi di prodotti che non avrebbero alternativa all’inceneritore. Non ci concentriamo tanto sul rifiuto ma sul prodotto che vogliamo realizzare scegliendo quindi il rifiuto adatto. Ad esempio, una linea di borse? Bene, andiamo a cercare il rifiuto adatto per farle».
 
D. Vendete i vostri prodotti anche ad importanti catene americane come Walmart. Quali sono i vostri prodotti di maggior successo?
R. «Beh, il nostro concime organico vende ancora molto. Poi uno dei prodotti più venduti sono degli astucci realizzati con degli involucri di alcune bevande».
 
D. Come riesce a pagare la spazzatura, a mantenere una struttura di 75 dipendenti, a fare beneficenza ma anche profitto? Ha dei margini molto alti sui prodotti che vende?
R. «Il costo di gestione è sovvenzionato dai marchi nostri sponsor. Per esempio la Mars, che produce snack di cioccolata. Pagano loro i costi di spedizione dei rifiuti. Questi marchi ci finanziano perché sanno che i loro rifiuti non possono essere riciclati (in questo caso la cartina contenitore del Mars). Noi siamo in grado di realizzare prodotti da questi scarti. In alcuni casi raccogliamo volumi significativi: per esempio in Inghilterra abbiamo raccolto quasi il 2% delle cartucce del caffè usato nelle macchinette. Queste aziende lavorano con noi con l’obiettivo di creare un sistema nazionale di raccolta di rifiuti».
 
D. Ci fa qualche esempio di prodotto/rifiuto che richiedete alle vostre brigate?
R. «Sono molti: le cartine delle caramelle, progetto è sponsorizzato da Nestlé in Canada, per esempio. Oppure vasetti di yogurt sponsorizzato dalla Danone, scarti del caffè…».
 
D. TerraCycle è stata creata nel 2004. Qual è la vostra presenza nel mondo?
R. «Nel 2009 abbiamo aperto TerraCycle in Canada, Messico, Brasile e Gran Bretanga. Nel 2010 anche Argentina, Svezia e Irlanda. Nel 2011 apriremo in Francia, Germania, Spagna, Uruguay e Svizzera».
 
D. Ed in Italia?
R. «Arriveremo a fine 2011».
 
D. In futuro si produrranno sempre meno rifiuti e i rifiuti sono alla base del suo successo…
R. «Il momento in cui non avremo spazzatura è ancora lontano e comunque noi di TerraCycle lo festeggeremo come una vittoria per l’ambiente, a quel punto penserò ad un nuovo business (sorride, ndr)».
 
D. Qual è stata la sua più grande soddisfazione?
R. «Insegnare alle persone, soprattutto ai bambini, la cultura ambientalista. Noi lavoriamo con il 60% delle scuole americane e facciamo divertire i bambini insegnando il rispetto per l’ambiente».
 
(fonte www.ciyy.it)
 

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