Danno da "nascita indesiderata"

Ad entrambi i genitori deve essere risarcito anche il danno esistenziale

 

Con la sentenza n. 13 del 4 gennaio 2010, la III^ sezione civile della Corte di Cassazione - confermando una sentenza della Corte d'Appello di Perugia- ha riconosciuto ai genitori di una bambina nata con malformazioni, il diritto al risarcimento del danno esistenziale.

Questa, in breve, la vicenda.

In conseguenza della nascita di una figlia affetta da agenesia totale di un arto inferiore e focomelia dall’altro, due genitori decidono di citare in giudizio il medico ginecologo, il medico radiologo e l’Azienda Sanitaria Locale da cui dipende l’ospedale presso il quale è stata eseguita l’ecografia.

Il Tribunale, nel primo grado di giudizio, non accoglie la domanda di risarcimento degli attori.

Successivamente, la Corte d’Appello di Perugia – in riforma della sentenza di primo grado - riconosce la responsabilità dell’A.S.L., e la condanna al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali per una somma pari ad € 400.000,00 con interessi legali, in favore di ciascun genitore.

In seguito, la Corte di Cassazione – con la sentenza in commento – conferma le conclusioni cui è giunta in precedenza la Corte d’Appello.

Questo, in estrema sintesi, l’iter giudiziario.

Entrando nel merito della vicenda che ci occupa, bisogna osservare come gli addebiti imputabili alla struttura sanitaria siano duplici: da una lato una disfunzione organizzativa, consistita nell’irragionevole ritardo con cui è stata effettuata l’ecografia; dall’altro, un errore professionale di indubbia gravità commesso dai medici, e caratterizzato da una non corretta interpretazione degli esiti ecografici.

A causa di queste negligenze, la malformazione fetale è stata diagnosticata tardivamente.

Vi sono due aspetti che meritano di essere evidenziati.

In primo luogo, una volta fallita la tempestiva diagnosi, la donna non ha avuto la possibilità accedere alla procedura per l’interruzione volontaria della gravidanza, prevista dalla Legge n. 194/1978.

Durante la gravidanza, pertanto, si è verificata una lesione del diritto di autodeterminazione della donna, vale a dire della sua possibilità di scegliere di interrompere la gravidanza in presenza di determinate condizioni.

Inoltre, è significativo il fatto che anche la pretesa risarcitoria del padre della bambina sia stata ritenuta meritevole di accoglimento.

La Corte di Cassazione ha ritenuto corretto il risarcimento sia del danno patrimoniale che di quello non patrimoniale; nell’ambito di quest’ultima categoria, i giudici della Cassazione hanno posto l’accento sul c.d. danno esistenziale, caratterizzato – nel caso di specie – da una radicale trasformazione delle prospettive di vita dei genitori, in conseguenza della nascita indesiderata.

 

A cura dell'Avv. Francesco Torlontano- Consulente Legale Adido

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