Stalking: potere di ammonimento del questore

Introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento con il D.L. n. 11/2009, convertito nella L. n. 38/2009, il nuovo reato di atti persecutori (c.d. stalking) punito dall'art. 612 bis c.p., recependo

una richiesta di tutela della persona sempre più urgente e diffusa all'interno dell'odierna società, si pone l'obiettivo di fornire un'adeguata risposta sanzionatoria nei confronti di particolari comportamenti la cui portata lesiva è stata per lungo (troppo) tempo sottovalutata (si pensi, ad esempio, che in altri ordinamenti il reato di stalking è previsto da almeno quindici anni).

 

Come noto ai più - grazie anche ad una particolare sensibilità dimostrata da certi organi di informazione che non hanno mancato di dare risalto ai fatti di cronaca collegati allo stalking -, il reato in oggetto è configurabile in presenza di una serie di condotte reiterate caratterizzate da minacce o molestie particolarmente invasive, idonee a provocare nella vittima uno stato di soggezione e condizionamento psicologico contraddistinto da un perdurante e grave stato d'ansia o di paura, oppure da timore per l'incolumità propria o dei propri congiunti, ovvero da un cambiamento delle proprie abitudini di vita.

L'articolo 8 del citato decreto legge ha affidato al questore uno strumento la cui efficacia di deterrente, va detto, non sempre ha funzionato in maniera efficace: si tratta, nello specifico, del potere di ammonimento.

Fino a quando non è proposta querela - da presentare non nel termine "canonico" di 3 mesi, ma in quello più lungo di 6 mesi -, la persona offesa che ritenga di essere stata oggetto di stalking può esporre i fatti all'autorità di Pubblica Sicurezza e contestualmente avanzare una richiesta di ammonimento nei confronti dell'autore delle condotte illecite.

A seguito di un sommario esame dei fatti riportati, il questore, acquisite se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate sui fatti, in caso di valutazione positiva circa la fondatezza dell'istanza, ammonirà oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge.

Dell'ammonimento è redatto verbale, la cui copia è rilasciata sia alla persona ammonita che al richiedente il provvedimento.

Avverso l'ammonimento è ammesso un duplice mezzo di impugnazione: a) ricorso gerarchico al Prefetto entro 30 giorni dalla notificazione del provvedimento, ovvero b) ricorso giurisdizionale al T.A.R. entro 60 giorni dalla notifica o dalla comunicazione in via amministrativa.

Fatte queste opportune premesse, in merito ai presupposti del provvedimento del questore è intervenuto di recente il TAR della Lombardia, sezione distaccata di Brescia, con la sentenza n. 183 del 28.01.2011.

Con la suindicata pronuncia, il Tribunale lombardo ha stabilito che l'ammonimento del questore non presuppone l'acquisizione della prova del fatto penalmente rilevante di cui all'art. 612 bis c.p., bensì, nell’ambito di un potere valutativo ampiamente discrezionale, la sussistenza di un quadro indiziario che, in base a collaudate massime di esperienza, renda verosimile la commissione degli atti persecutori.

In sostanza, sarà sufficiente fornire all'autorità di pubblica sicurezza elementi che facciano apparire plausibile ed attendibile quanto esposto dalla vittima.

In ottica difensiva, la sentenza del Giudice amministrativo sembra prestare il fianco ad alcune censure dovute ad un'eccessiva compressione del diritto di difesa del soggetto accusato, tanto più in considerazione del fatto che l'ammonimento è emesso non solo in assenza di contraddittorio, ma anche senza la previa comunicazione di avvio del procedimento (adempimento, quest'ultimo, che la sentenza in commento ha escluso per i procedimenti che hanno precipua finalità cautelare).

Nel caso sottoposto al giudizio del Tribunale Amministrativo, tuttavia, il quadro indiziario emergente dagli atti acquisiti (certificati di pronto soccorso, testimonianza di una persona che aveva assistito ai fatti, documentazione varia ecc.) risultava piuttosto solido e circostanziato, tanto da far apparire estremamente verosimile l'integrazione del reato.

Nondimeno bisogna sottolineare che in mancanza di un puntuale e rigoroso riscontro circa la fondatezza dei fatti esposti dalla parte che chiede al questore l'adozione del provvedimento, il rischio che si corre è quello di assistere ad una valutazione eccessivamente sommaria (in quanto superficiale) degli elementi acquisiti, andando a colpire, sulla base di mere allegazioni, comportamenti estranei al reato di stalking e creando, al contempo, una sorta di diritto penale del sospetto ove, addirittura, chi formula accuse infondate - magari nell'ambito di rapporti interpersonali altamente conflittuali - non può essere neppure chiamato a rispondere per il reato di calunnia (sul punto cfr.Cass. pen., sez. VI, n. 10221/2011).

 

 

 

 

A cura dell'Avv. Francesco Torlontano

 

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