Riscossione forzata di Equitalia

Espropriazione immobiliare ed Ipoteca

L’art 76, all’ultimo comma del dpr citato dispone: “Il concessionario non procede all’espropriazione immobiliare se 

il valore del bene, determinato a norma dell’art 79 e diminuito delle passività ipotecarie aventi priorità sul credito per il quale si procede, è inferiore all’importo indicato al comma 1” (€ 120.000,00)”

Il Legislatore,quindi,   in presenza delle circostanza descritte inibisce ad Equitalia di procedere ad espropriazione dell’immobile in capo al debitore del Fisco.

La norma riflette una sua ratio precisa, tesa a negare all’A.d.R. (Equitalia) il potere di espropriare, e a sancire, in caso di eventuale sua violazione, - ove, cioè, Equitalia in spregio al disposto ricordato proceda all’esproprio dell’immobile -  la nullità radicale dell’azione esecutiva intrapresa, per mancanza di potere

Ne conseguirebbero tutti gli effetti della “nullità” come l’imprescrittibilità dell’azione da parte dell’avente diritto, l’eccepibilità di tale vizio in ogni grado e fase del processo; la sua rilevabilità d’ufficio ecc.

Problematica connessa è quella legata alla circostanza che l’applicazione dell’articolo in argomento è sottoposta ai criteri di valutazione del bene che si intenderebbe espropriare, riportati dall’art 79 decreto cit.

Detti criteri, in vero, sono stati cambiati dal Legislatore per ben tre volte.

Esiste, infatti la prima formulazione della norma in vigore dal primo marzo 1988, una seconda  del 1 luglio 1999 ed infine quella entrata in vigore il 25 giugno 2008 ed ancora vigente.

Tali formulazioni normative evidenziano la sostanziale differenza dell’ammontare della valutazione scaturente da ciascunodei criteri fissati dalla legge,del valore, cioè,  al di sotto del quale non è consentito ad Equitalia  di procedere ad espropriazione dell’immobile.

 Il valore in questione è variato nel tempo dagli € 8000,00 in vigore fino al 2/3/2012; agli € 20.000,00, in vigore dalla predetta data; agli €120.000,00, in vigore dal giugno 2013.

Il detto ammontare  rileva, giova ribadire, sull’ampiezza del potere di Equitalia di procedere o meno alle pratiche espropriative, e prelude, di conseguenza  al problema di individuare, con riferimento a ciascun rapporto obbligatorio dedotto nelle cartelle esattoriali, quale delle tre norme ricordate sia temporalmente applicabile.

 

Le argomentazioni rassegnate valgono anche per quel che concerne l’iscrizione dell’ipoteca da parte di Equitalia,  ai sensi dell’art 77 del dpr 602/73, richiamate le considerazioni della sentenza della Corte di Cassazione S.U. n. 4077/2010 del 22.2. 2010, con le quali si sostiene che   “i limiti posti dall’art 76 cit. all’espropriazione forzata di beni immobili deve necessariamente estendersi anche al potere dell’Agente della riscossione di procedere a iscrizione ipotecaria e ciò in considerazione sia della strumentalità di tale ultima attività rispetto alla prima, sia di una interpretazione sistematica  e garantista per il contribuente del Capo II del dpr 602/73, in cui è inserito l’art 77 in questione”.

a cura dell'Avv.E.Spina- Consulente Legale A.di.do Consumatori

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